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Il termine web 2.0 indica una seconda generazione di servizi in rete, che consente alle persone di collaborare e condividere informazioni online; è una nova frontiera della rete in cui le parole chiave diventano condivisione e partecipazione.
Gli utenti si trasformano da semplici fruitori di contenuti preconfezionati dall’alto (approccio top-down tipico dei media tradizionali) in creatori di informazioni e contenuti che vengono continuamente utilizzati e aggiornati da altri utenti (approccio dal basso verso l’alto “bottom-up” dei new media sociali).
Web 2.0 è dunque sinonimo di “user generated content”, ovvero di materiale disponibile sul web, prodotto dagli utenti anziché da agenzie specializzate, può spaziare da blog a video digitali, podcast, foto scattate con cellulari, software opensource e molto altro. Per rendere tutto ciò possibile i siti che appartengono a questa categoria si servono di strumenti quali: bacheche elettroniche, forum, bookmark, comunità, wiki, weblog e altri.
A differenza dei media di massa, in cui il contenuto è il frutto di un sistema di produzione industriale di tipo verticale, i media sociali producono il contenuto attraverso un sistema di co-costruzione di tipo orizzontale, in cui gli utenti non sono destinatari passivi, ma hanno la possibilità di interagire e creare nuovi messaggi.
I media sociali sono mezzi di comunicazione che consentono e incoraggiano la partecipazione attiva dei fruitori alla costruzione, aggiornamento o valutazione dei contenuti, infatti gli utenti sono invitati a commentare, votare, categorizzare i contenuti presenti su un sito e a condividerli con altri (approccio orizzontale da molti a molti).
La socialità molto speso favorisce la costituzione di gruppi sociali con gusti, interessi ed obbiettivi comuni.
Il web 2.0 ha in sostanza modificato la società, realizzando la democratizzazione della conoscenza, in base alla quale tutti possono contribuire a costruire o modificare qualcosa, allo stesso livello e con lo stesso potere di altri.
Ne frattempo che eravamo impegnati a parlare e a confrontarci sul web 2.0, quasi non ci siamo accorti che la frontiera della Rete ha messo i suoi paletti un pò più avanti. Siamo passati al web 3.0 che stiamo già utlizzando, passaggio importante, perché nell'era del post computer il web come lo abbiamo conosciuto fino a oggi non ci sarà più.Grazie alle nuove tecnologie esso non passa attraverso i browser se non in seconda battuta, non usa i motori di ricerca se non in maniera indiretta. Passa attraverso aziende terze che ci offrono l'accesso alla Rete senza la porta d'ingresso del web. Esso prenderà l'aspetto di "App" software leggeri che ci permetteranno collegamenti ad Internet con macchine portatili che andranno a sostituire i vecchi personal computer.Per ora sono solo le grandi aziende come Google, Apple, Samsung ad offrire queste web app, anche se è già possibile andare su www.apps-builder.com per sviluppare la propria app per web 3.0.
Cos’è il web 2.0. e cosa lo distingue dal web 1.0.?
Alex Kornfeind, il fondatore di piramide.net e uno dei maggiori esperti di web marketing in Italia, a illuminarci sugli sviluppi della rete. Il web 1.0. si limitava solo a “chi siamo, cosa facciamo, ecco i nostri prodotti: “contattaci”. Il web 2.0. invece va a circondare il cliente con una serie di attenzioni, contatti, informazioni condivise sulla rete e permette allo stesso cliente di co-creare il prodotto. Se nel secolo scorso la parola d’ordine era “presidio” del canale, oggi il verbo è “interattività”. La comunicazione ha sempre segnato i tempi, dalla preistoria alla storia, dall'epoca pre-moderna alla moderna, ecc.. Ora, il web 2.0, aumenta l'interattività cioè la possibilità maggiore di potersi esprimere.
Le tecniche utilizzate fino a ieri per catturare l'attenzione dei visitatori per un tempo prolungato su un sito web stickiness, (letteralmente “l'appiccicosità” di un sito, cioè la capacità di tenere “incollati” gli utenti ad esso) stanno lasciando il posto ad altre concezioni di contatto con il fruitore. Attraverso le tecnologie di syndication, chi realizza contenuti fa in modo che questi possano essere fruiti non solo sul sito, ma anche attraverso canali diversi. Un esempio di questi nuovi canali sono i feed, cioè delle liste di elementi con un titolo che permettono il successivo collegamento ai contenuti informativi. Questi ultimi possono essere aggiornati e consultati di frequente con programmi appositi o anche attraverso i browser e quindi consentono di essere sempre a conoscenza dei nuovi contenuti inseriti su più siti senza doverli visitare direttamente