Resource Fields
- Author
- David Talbot Rice
- Titolo delle risorse
- L'ARTE BIZANTINA
Resource Content
<<Gli opifici del Gran Palazzo erano inoltre noti per la lavorazione dei metalli e della smaltatura. Sembra che un imperatore, Costantino VII (913-959), abbia addirittura lavorato personalmente con gli artigiani, e il suo nome è infatti legato a uno fra gli oggetti più rari, un reliquiario contenente un frammento della croce, ora a Limburg an der Lahn, in Germania. Un tempo conservato nel Gran Palazzo, fu portato in Occidente dopo il sacco di Costantinopoli compiuto nel 1204 dai membri della quarta crociata. La lunga iscrizione sul reliquiario, oltre al nome dell'imperatore, reca quello di un ufficiale di Corte, un certo Basilio Proedros, nome che ricorre anche su un calice e su una patena ora nel Tesoro di San Marco a Venezia. Come il reliquiario di Limburg anche questi oggetti, che risalgono con ogni probabilità alla stessa data, furono portati in Occidente con la preda del 1204, insieme con un buon numero di calici, patene, custodie per Vangeli e reliquiari conservati anch'essi nel Tesoro di Venezia. alcuni portano la data sotto l'iscrizione, altri solo il nome dei vari imperatori, altri ancora lasciano indovinare la datazione in base allo stile, come la custodia di un reliquiario in argento dorato che contiene un frammento della croce, ornata di gioielli e di smalti cloisonnès, che è forse il più bel lavoro della scuola costantinopolitana dell'XI secolo.La maggior parte di questi oggetti è conservata nel Tesoro di Venezia, ma ve ne sono altri esemplari dappertutto: alcuni sono rimasti nel luogo stesso in cui furono portati da qualche crociato, mentre altri sono passati per diverse mani e se n'è perduta la storia. Fra i primi, i due pezzi più interessanti sono un reliquiario e una custodia per la Bibbia offerti al monastero del Lavra sul monta Athos, all'epoca della sua fondazione, dall'imperatore Niceforo Foca; fra i secondi, ricordiamo una patena di onice che fa parte della Stoclet Collection di Bruxelles, con uno smalto cloisonnè al centro che raffigura l'ultima cena; la decorazione è relativamente semplice e contrastata con quella di una doppia custodia per Vangelo dalla lavorazione pregiata e bellissima conservata a Siena, in cui gli smalti e le pietre preziose sono montati in filigrana. [...] La tecnica del cloisonnè consiste nell'intrecciare alcuni fili d'oro, su una base liscia, a formare piccoli scomparti che venivano riempiti di pietruzze vetricate di vari colori e poi immersi nel fuoco [...] >> [cit. David Talbot Rice]