Resource Fields
- Other contributions
- gruppo Amo l'Architettura
- Author
- Laura Palazzo
Resource Content
Desidero esplicitare e chiarire la natura delle modifiche legislative proposte, in risposta al documento elaborato e sottoposto alla nostra attenzione da Inarcommunity.
Non tutti hanno potuto dedicarsi alla indispensabile operazione di confronto normativo che avrebbe chiarito il senso o almeno le intenzioni di quanto proposto.
Ad oggi esistono tre distinte situazioni in materia di affidamento di incarichi:
- da 0 a 40.000 euro la PA può affidare un incarico professionale mediante affidamento diretto(si passa da 20.000 a 40.000 con il Dlgs n.70/2011, oggi convertito in legge);
- da 40.000 euro a 100.000 euro si seleziona, su 5 professionisti, quello a cui affidare l’incarico attingendo i relativi nominativi da elenchi brevi formati in seno alle stazioni appaltanti.
- Oltre i 100.000 euro (c.a.) c’è obbligo di bando ad evidenza pubblica.
Nella proposta succitata si innalza la soglia di 100.000 euro a 200.000.
Io, come segnale di rottura, propongo di portarla a 40.000 rendendo così nulla la possibilità di affidamento diretto nella pubblica amministrazione.
Propongo di fare divieto di affidare per più di una volta, allo stesso soggetto, incarichi dalla medesima stazione appaltante.
In tal modo costringendo ad una reale rotazione e impedendo che si mascherino, dietro incarichi professionali, rapporti di lavoro continuativi e subordinati. Starà alla stazione appaltante, una volta avendo individuato in un professionista una risorsa utile e preziosa offrire allo stesso una proposta di collaborazione più coerente.
Ribatto sul concetto di responsabilità della stazione appaltante.
Vi riporto dalla introduzione al documento che ho elaborato:”(…) Ritengo doverosa una premessa: modificare le norme è materia del Legislatore, ho preferito in ogni caso attestarmi sulla formula da Voi utilizzata per provare a comunicare alcuni “principi” largamente condivisi con colleghi architetti ed ingegneri.
L’attuale sistema di affidamento degli incarichi pubblici è percepito come fortemente iniquo avendo questo, di fatto, portato al prevalere delle logiche clientelari sulla Qualità delle opere e sulla logica Meritocratica che invece dovrebbe ispirare i nostri futuri modelli di sviluppo.
Occorre che si attui una inversione di tendenza consentendo l’accesso alle “opportunità” ad un sempre maggior numero di professionisti .
Detto ciò elenco di seguito alcuni principi che ritengo basilari per un corretto ridisegno delle norme in vigore:
· il parametro di valutazione nell’affidamento di un incarico deve essere la qualità del servizio professionale proposto e non la minor spesa;
· le modalità di affidamento di incarichi pubblici devono, in modo trasparente ma puntualmente definito, rappresentare una reale opportunità per il maggior numero possibile di professionisti. Va pertanto rivista la normativa relativa alla determinazione dei requisiti economico-finanziari e tecnico-amministrativi che finiscono per rappresentare una invalicabile barriera all’accesso alle opportunità;
· urge ripensare il modello di sviluppo in chiave qualitativa e di efficacia delle soluzioni proposte;
· è indispensabile attuare una progressiva responsabilizzazione delle pubblica amministrazione nelle scelte di interesse comune effettuate, attestando la stessa a modalità più proprie all’impresa. Un manager che attua scelte sbagliate deve essere rimosso dall’incarico.(…)”