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ASSEMBLEA 150K Architetti
Sala Convegni della Città dell’Altra Economia
Largo Dino Frisullo, Campo Boario (ex Mattatoio) – Roma
mercoledì 8 febbraio 2012 alle ore 17,00-20,30
Caro Giorgio,
mi chiedi un contributo alla causa che vi siete proposti e che da quanto letto condivido praticamente in tutto.
Credo anche che il momento di grande crisi e disorientamento sia assolutamente propizio a un necessario rinnovamento e anche che, su alcuni punti, deve essere una vera rivoluzione. Come ti avevo già scritto ritengo che l’Ordine, così come si propone oggi, contribuisca talvolta a fare danni alla complessa figura dell’Architetto invece di tutelarla in modo rigoroso, tuttavia l’età mi impone riforme più che rivoluzioni e le riforme si fanno da dentro anche partendo dai “conti”. Quasi tutti i nostri problemi con l’Amministrazione Pubblica, ma anche con i privati, nascono da un scarsa professionalità nell’utilizzo (spesso scorretto) della Tariffa Professionale. La nostra tariffa, comune anche agli ingegneri, è molto dettagliata e a mio parere ancora molto ben fatta, ma sono in pochi quelli che la utilizzano come di dovere. I minimi tariffari sono comunque riferiti a prestazioni effettivamente svolte e chi di noi ha fatto parte di commissioni parcelle, o ha partecipato a commissioni edilizie, sa quanto poco gli elaborati presentati, per quantità e qualità, assomigliano a quanto descritto nella tariffa. Non è difficile applicare grossi sconti alla tariffa se il lavoro eseguito è scarso o parziale e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. In Spagna, come ti dicevo, le parcelle vengono calcolate dall’Ordine degli Architetti sia per i lavori pubblici (era così anche da noi fino al ’95 mi pare) che per quelli privati. I vantaggi sono enormi:
-non esiste concorrenza sleale tra i colleghi,
-tutti gli architetti hanno rapporti continuativi con l’Ordine,
-grande trasparenza e nessuna evasione fiscale (forse è per questo che in Italia il metodo non piace),
-l’interesse a fare bella figura con l’Ordine ( e a meritarsi la parcella più alta) alza il livello qualitativo,
-il lavoro della commissione parcelle garantisce un importante turn-over di colleghi all’Ordine,
-la percentuale da lasciare all’Ordine sul fatturato acquista un qualche senso in più.
Molti colleghi, opportunamente preparati, possono essere impiegati in questo grosso lavoro. I proventi della liquidazione parcelle restano all’Ordine di appartenenza che li utilizza per servizi, corsi, biblioteca etc. Con una visita all’Ordine di Barcellona ci si fa un’idea piuttosto significativa. Nei contenziosi col committente la modalità di calcolo della parcella non viene messa in discussione e il parere dell’Ordine è fortemente temuto. Da noi è ormai il CTU che dà parere al giudice sulla congruità della nostra parcella e spesso è un geometra. Io comincerei da qui cercando l’appoggio degli enti che non possono essere contrari (vedi ANCI ) e dello Stato che riduce l’evasione fiscale. Anche il privato è più tutelato perché dovrebbe essere contrario? Più difficile evadere il fisco? Questa è l’unica vera ragione e gli Ordini vogliono rimanerne i paladini? Personalmente a questo punto forse lascerei all’architetto la libertà di fare lo sconto che crede ai minimi tariffari (da concordare preventivamente nell’incarico o comunque da comunicare alla commissione al momento della vidimazione). La percentuale per la vidimazione verrà applicata al netto dello sconto. Trasparenza in fatto di conti e guadagni è la prima regola verso una corretta equità sociale. Se proprio bisogna capire quanto e su chi incide il costo della vidimazione. Trattandosi di una complessiva ristrutturazione della categoria e della sua immagine inizialmente non può essere un’aggiunta alla notula, ma un prezzo che l’architetto deve pagare. Forse se ne deve occupare la Cassa. Secondo me va trovato nel 4% del contributo Inarcassa. Che non ho mai capito esattamente come viene utilizzato e dove andrà a finire quando la cassa degli architetti verrà assorbita dall’Inps (cosa alquanto probabile visto lo scarso potere contrattuale dell’Ordine degli Architetti). E qui scoppierà la rissa!!!!!!!!
Un altro argomento da affrontare, e lo può fare solo l’ordine professionale, è relativo al comparaggio.
La provvigione per l’architetto è tollerata, a volte preferita al tariffario, ma a nessuno piace pagare provvigioni specialmente in momenti economicamente difficili e i nomi dei professionisti “corrotti” (perché questo è sempre stato il termine giusto) si conoscono. Un ripasso delle norme deontologiche della professione che tra tutte è quella che muove più soldi (il 60% dell’economia mondiale risiede nell’edilizia) farebbe solo un gran bene. Mi spiace molto non essere presente, ma le impreviste condizioni non me lo hanno permesso. A presto
Edoardo Milesi