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LE FINTE PARTITE IVA
• Una intera generazione di architetti (under 40 e non solo), per compensi prossimi ai 1000 euro mensili si vede costretta a prestare la propria professionalità all’interno di studi e società di ingegneria in un rapporto che solo sulla carta è di collaborazione tra liberi professionisti, mentre nella realtà si configura come lavoro subordinato a tutti gli effetti, con vincoli di orario e di presenza in ufficio, scarsità di autonomia e crescita professionale, mancanza di diritti e di qualsiasi garanzia sulla continuità del lavoro.
• Con questo escamotage illegale, la crisi dell’edilizia e la crisi economica in generale sono state scaricate sulle spalle di una generazione di professionisti, a cui è stato chiesto di assumersi il rischio d’impresa senza essere imprenditori, con lo scopo di abbassare più possibile il costo del lavoro.
• Laurearsi in architettura oggi significa rimanere imprigionati in un’eterna gavetta, in cui rimangono un miraggio sia la libera professione – con una legislazione che penalizza la meritocrazia e l’accesso dei giovani a incarichi e concorsi – sia la possibilità di vedersi riconosciuto il reale status di dipendenti .
IVA SEI PARTITA
• A marzo 2011 nasce il collettivo “Iva sei Partita”, per denunciare il fenomeno delle “finte” partite iva, in particolare nei campi dell’architettura e dell’ingegneria.
• Il fenomeno sopra descritto emerge chiaramente dai risultati del questionario pubblicato sul nostro sito internet: il 70% dei liberi professionisti intervistati non si considera un lavoratore autonomo e non può gestire i propri orari di lavoro, il 60% lavora per un unico committente, l’86% non ha un contratto; il 60% ha più di 30 anni (quindi non sono solo i neolaureati a subire questa condizione); le retribuzioni medie si aggirano intorno ai 1000 euro mensili.
LE PROPOSTE DI IVA SEI PARTITA
a. Contratto scritto obbligatorio anche per le collaborazioni in partita iva , in cui venga fissato l’oggetto della prestazione, la durata e le modalità di recesso.
b. Divieto di ricorso al finto lavoro autonomo: vanno individuati criteri per impedire il ricorso al finto lavoro autonomo e convertirlo in lavoro dipendente (monocommittenza, guadagni inferiori a 30.000 euro annui, regolarità dei pagamenti)
c. Il lavoro autonomo non può essere più conveniente del lavoro dipendente: i liberi professionisti non possono ricevere retribuzioni inferiori a quelle previste dai CCNL per le categorie di riferimento, considerati anche i rischi d’impresa e l’obbligo di accantonamento delle quote pensionistiche.
d. Gli incentivi e le agevolazioni per l’imprenditoria giovanile devono essere gestiti dal libero professionista e non rimesse nelle mani delle aziende e delle imprese che le utilizzano per abbassare il costo del lavoro
• Una intera generazione di architetti (under 40 e non solo), per compensi prossimi ai 1000 euro mensili si vede costretta a prestare la propria professionalità all’interno di studi e società di ingegneria in un rapporto che solo sulla carta è di collaborazione tra liberi professionisti, mentre nella realtà si configura come lavoro subordinato a tutti gli effetti, con vincoli di orario e di presenza in ufficio, scarsità di autonomia e crescita professionale, mancanza di diritti e di qualsiasi garanzia sulla continuità del lavoro.
• Con questo escamotage illegale, la crisi dell’edilizia e la crisi economica in generale sono state scaricate sulle spalle di una generazione di professionisti, a cui è stato chiesto di assumersi il rischio d’impresa senza essere imprenditori, con lo scopo di abbassare più possibile il costo del lavoro.
• Laurearsi in architettura oggi significa rimanere imprigionati in un’eterna gavetta, in cui rimangono un miraggio sia la libera professione – con una legislazione che penalizza la meritocrazia e l’accesso dei giovani a incarichi e concorsi – sia la possibilità di vedersi riconosciuto il reale status di dipendenti .
IVA SEI PARTITA
• A marzo 2011 nasce il collettivo “Iva sei Partita”, per denunciare il fenomeno delle “finte” partite iva, in particolare nei campi dell’architettura e dell’ingegneria.
• Il fenomeno sopra descritto emerge chiaramente dai risultati del questionario pubblicato sul nostro sito internet: il 70% dei liberi professionisti intervistati non si considera un lavoratore autonomo e non può gestire i propri orari di lavoro, il 60% lavora per un unico committente, l’86% non ha un contratto; il 60% ha più di 30 anni (quindi non sono solo i neolaureati a subire questa condizione); le retribuzioni medie si aggirano intorno ai 1000 euro mensili.
LE PROPOSTE DI IVA SEI PARTITA
a. Contratto scritto obbligatorio anche per le collaborazioni in partita iva , in cui venga fissato l’oggetto della prestazione, la durata e le modalità di recesso.
b. Divieto di ricorso al finto lavoro autonomo: vanno individuati criteri per impedire il ricorso al finto lavoro autonomo e convertirlo in lavoro dipendente (monocommittenza, guadagni inferiori a 30.000 euro annui, regolarità dei pagamenti)
c. Il lavoro autonomo non può essere più conveniente del lavoro dipendente: i liberi professionisti non possono ricevere retribuzioni inferiori a quelle previste dai CCNL per le categorie di riferimento, considerati anche i rischi d’impresa e l’obbligo di accantonamento delle quote pensionistiche.
d. Gli incentivi e le agevolazioni per l’imprenditoria giovanile devono essere gestiti dal libero professionista e non rimesse nelle mani delle aziende e delle imprese che le utilizzano per abbassare il costo del lavoro