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Questo tema vuole toccare il nodo di una riforma del sistema concorsuale con conseguente miglioramento della gestione dell'architettura all'interno della pubblica amministrazione.Si intende inoltre approfondire la riforma del sistema degli appalti dei servizi e delle opere.Focus sul codice degli appalti.Discussione e integrazioni sul testo della legge sull'architettura promossa dal Sole 24 Ore
segnalo questo spunto di Orofino sul sito dell'Ordine di Roma
dialogo semiserio che mette bene in luce l'incongruenza tra abolizione dei minimi e necessità delle amministrazioni di disporre di una valutaizone oggettiva dell'importo a base d'asta per una selezione di professionisti
http://ordine.architettiroma.it/notizie/14071.aspx ;
http://www.thinktag.org/it/resources/proposte-finalizzate-a-modificare-gli-em--2 ;
Bianca Maria Canepa ha aggiunto una risorsa che contiene una proposta finalizzata a modificare gli emendamenti al disegno di legge n° 3110/2012 - conversione in legge del decreto legge 02/01/2012 n°1. La presente risorsa è stata collegata a quella creata da B.M. Canepa. Il collegamento è visibile nel grafico contenuto in questa pagina, in basso a destra.
giulio paolo calcaprina...l'idea di abbassare la soglia per incarichi fiduciari non è la prima volta che la trovo ribadita. personalmente lo trovo inutile. è la somma che deve essere regolamentata. l'incaricone del professore (per capirci) diventa somma di tanti piccoli incarichi da 10.000...cosa che già accade. quindi eventualmente lavorare sulla somma annuale di incarichi pubblici potrebbe portare a risultati concreti. poi non capisco perchè tutto il discorso lo si fa vertere sulla questione "concorsi" quando invece io ho parlato di RESPONSABILITA' e credo non sia poi tanto difficile individuare, per legge, chi deve firmare dei provvedimenti assumendosene la responsabilità così come ampiamente descritto. Facile, concordo, non è. Ma lavorandoci su si !
Ho ragionato un poco sulla tesi (interessante!) proposta da Palazzo e da Lusetti. A prima vista appare affascinante ma poco praticabile.
Costoro non tengono presente che la macchina pubblica non è un referente unico, monolitico con il quale dialogare. IInfatti proposta non tiene conto del tempo elevato di realizzazione di un'opera, specie se pubblica, in confronto al turn over, anche elevato, di politici e tecnici responsabili rispetto l'opera.
Se chi mi legge avrà la bontà di scorrere un articolo che ho scritto recentemente sul blog di "Amate l'Architettura" ( http://www.amatelarchitettura.com/2012/01/un-concorso-di-architettura-visto-dalla-parte-delle-istituzioni/ ), potrà vedere che ho preso in esame un caso virtuoso e al contempo emblematico del funzionamento della macchina pubblica. Parlo di un'amministrazione pubblica, il Comune di Terni, che ha scelto di usare la macchina concorsuale (anche se con dei paletti rigidi per i concorrenti), nonostante avesse la possibilità, più comoda, di una chiamata diretta dei progettisti. Non c'era alcuna legge che obbligasse la concorso l'amministrazione perché eravamo sotto la soglia dei 100.000 euro (anche se il progetto è molto importante per Terni!). La scelta di usare il concorso è stata dettata da motivazioni personali. Ma soprattutto (qui torno al commento di Laura Palazzo), scegliere di usare il concorso è stato quasi un azzardo perché la Regione aveva perso già tre anni (dal 2007 al 2010) per legiferare sull'uso dei fondi europei alla base dell'operazione. Con il poco tempo rimasto c'era (c'è) un grosso rischio di perdere il finanziamento e, in questo caso la scelta di chiamare un grosso studio sarebbe stata più che giustificabile. Se la sono cavata mettendo una elevata selezione in termini economici e di esperienza per i concorrenti. Come si fa a mettere un'assicurazione anche sulla Regione che è quella da cui può partire tutto l'iter? Come si fa ad individuare una responsabilità politica e gestionale di una cosa che non è ancora partita? Al massimo non si usano i fondi europei (noi italiani siamo famosi per questo!) e chi lo saprà mai?
E allora come si fa?
Io credo più agli incentivi e ai disincentivi.
Mi spiego meglio. Disincentivi: abbassare le soglie per chiamata diretta e simili a livello di dosi omeopatiche (10.000/20.000 euro). Incentivi: creare un sistema premiante per l'amministrazione, magari in termini di incentivi statali e/o regionali, nell'uso di concorsi pubblici con la finalità di perseguire la qualità dell'opera. Proposte simili sono contenute in alcune proposte di legge sull'architettura, credo anche quella del Sole 24H.
Insomma, il tema dei lavori pubblici va affrontato con un'ottica molto ampia, incidendo contemporaneamente sul codice degli appalti (va assolutamente contrastato l'appalto integrato e l'appalto concorso) e su una legge per l'architettura. La copertura assicurativa "responsabilizzante" e obbligatoria per tutti gli attori del processo credo sia un'idea non praticabile.
riporto il mio commento pubblicato sul gruppo amo l'architettura (fb) in risposta alla proposta di giulio pascali - STOP AGLI INCARICHI DISCREZIONALI NELLE OPER PUBBLICHE- :
come si fa ad ottenere reale stop alla discrezionalità negli affidamenti pubblici?
dare una efficace spallata al meccanismo clientelare in materia di utilizzo e programmazione di "soldi pubblici"? approfitto per ribadire che mi piacerebbe si portasse avanti l'idea di inserire, normandolo, il concetto di RESPONSABILITà SOLIDALE tra ente appaltante, nella persona del funzionario che materialmente firma l'affidamento (che sia bando che sia incarico fiduciario sotto soglia) e progettista/concessionario appalto. la responsabilità deve essere in merito ai risultati, ai tempi, alla reale e concreta utilizzazione del lavoro/studio/progetto, ad i costi ( percentuali di incremento del costo in corso d'opera). così e solo così a mio giudizio si otterrebbe una concreta assunzione di responsabilità coatta da parte della classe politica su quanto viene fatto. chi sa perchè le clientele si fanno ma non si riesce mai ad arrivare al responsabile. abbiamo una classe politica di fatto deresponsabilizzata.
(...)credo che la RESPONSABILITà SOLIDALE vada riferita alla necessità di determinare in modo univoco il soggetto che materialmente firma l'appalto. da non confondere con l'iter autorizzatorio che vede molteplici enti coinvolti. la stazione appaltante nella persona del responsabile di settore/AD di società partecipata in tal modo deve rispondere della congruità del risultato ottenuto e in caso di non rispondenza agli standards qualitativi fissati dovrà essere obbligato ad eventuale risarcimento economico oltre che a rassegnare le proprie dimissioni (ovviamente il tutto andrà commisurato alla gravità del caso).
(...)prima di favorire propri contatti personali senza garanzie di affidabilità (parlo in particolare di cottimo fiduciario) il funzionario responsabile si accerterà sicuramente con maggior scrupolo di quanto accade oggi, andando ad essere personalmente coinvolto, della professionalità e delle capacità del concessionario dell'appalto e spingerà perchè si rispettino i parametri monetari, di tempistica e di risultati fissati come obiettivi.
Aggiungo ancora un dettaglio sarebbe prorpio da rivedere l'intero codice degli appalti. Le troppe regole economiche e di accesso (FATTURATI) che sono state messe per accedere a concorsi sono regole che non garantiscono per loro natura la qualità delle opere che saranno progettate e realizzate e costituiscono invece un blocco insormontabile nella libertà di mercato costituendo uno sbarramento difficilemtne superabile per i singoli o i giovani progettisti che mai potranno accedere e raggiungere i fatturati richiesti per l'ammissione a certi tipi di progettazione.
Se si instaurasse quanto detto sotto cioè un concetto di qualità totale del processo il requisito economico di accesso non avrebbe gran senso soprattutto perchè la stipula di un contratto con tempi certi di consegna definizione dei requisiti e delle necessità progettuali sarebbero esse stesse le condizioni che impongono al professionista cosciente di creare uno staff adeguato a far si che tali richeiste siano soddisfatte in modo da non dover conivolgere l'assicurazione e quindi poi pagare premi maggiori per il suo mantenimento ed essere quindi poi espulso dal mercato poichè non potrebbe materialmetne poi offrire il servizio a prezzi competitivi.
Sulle osservazioni fatte da Laura Palazzo nel gruppo facebook Amo l'architettura appoggio fortemente il concetto di responsabilizzazione dell'apparato statale nel raggiungimento degli obiettivi posti a concorso. Come diceva Giulio Pascali penso sia utile responsabilizzare oltre che il responsabile di processo anche colui che materialmente esegue la scelta del progettista e gli affida l'incarico da un punto di vista politico.
A titolo non esaustivo ma essemplificativo: Sindaco - Commissione che ha scelto e premiato il progetto vincente del concorso - assessori vari all'urbanistica.
La responsabilità solidale deve riguardare come nel processo di sicurezza con vari gradi di responsabilità (COORDINATORE SICUREZZA - COMMITTENTE - RESPONSABILE) e tutti devono essere coperti da assicurazione.
Se si fa passare la necessità di una assicurazione professionale per la parte progettuale lo stesso deve avvenire per le responsabilità insite nel responsabile di processo che deve effettuare un controllo di qualità durante tutta la fase progettuale ed esecutiva verificando tempi e risultati aderenti alle specifiche di input richieste. Così vi deve essere una responsabilità politica della scelta. Se la scelta porta a risultati iniqui i responsabili ne devono essere compartecipi in toto, anche da un punto di vista economico - > da qui la necessità di una assicurazione professionale per tutti ( professionista - responsabile di processo - politico/commissione che ha promosso la scelta) LA presenza di una copertura assicurativa per tutti gli attori porterà concettualmente alla ricerca vera dei migliori progetti ed escluderà scelte clientelari ( o quanto meno garantirà che comunque i progetti e le costruzioni siano centrati sugli obiettivi) e allo steso tempo espellerà dal mercato chi progetta a bassa qualità e fa più errori e quindi paga premi assicurativi più alti in una sorta di bonus malus. IN questo caso penso che il responsabile di processo sarebbe più equo fosse un libero professionista anch'esso scelto dalla commissione giudicatrice/sindaco/assessore in modo responsabile. Tale scelta deve essere un rapporto fiduciario e dovendo estendere la responsabilità alla politica nn può essere una scelta puramente economica ma regolata da un tariffario standard perchè la qualità nn può essere controllata dall'economia.